Saffioti risponde all’articolo di Ceresoli
Milano, 21 marzo 2007
Caro direttore,
dalla dotta citazione di Ceresoli su Giovan Battista Vico, che affermava che l’uomo è sempre uguale a se stesso pur nell’evolvere della storia, tolgo la componente di fatalismo e di rassegnazione e faccio mio il proverbio “chi la dura la vince”.
Obiettivo della politica regionale per la psichiatria, come ben affermato nel piano della salute mentale, è la centralità del paziente, l’attenzione ai suo bisogni, il rispetto della sua dignità e, nel rispetto della realtà, l’adeguamento ad esso degli indirizzi e delle norme.
È precisa e determinata volontà di tutti, quindi, rafforzare la qualità delle prestazioni e migliorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari.
Questi principi e questi obiettivi sono stati tradotti in una delibera applicativa che, di fatto, crea problemi ai gestori delle strutture riabilitative, agli operatori, alle famiglie e, quel che più conta, rischia di crearle ai pazienti, nel momento in cui è previsto un appesantimento normativo e un eccesso di ore di reperibilità psichiatrica in luogo di una maggiore presenza e valorizzazione di operatori per la riabilitazione.
I pazienti, una volta che hanno superato la fase acuta e sono state valutate le sue potenzialità riabilitative ed è stato definito un progetto di riabilitazione, hanno più bisogno di relazioni e di presenze, opportunamente supervisionate, che non uno psichiatra reperibile al proprio domicilio.
Concordo anche che ci deve essere quel rispetto del paziente che è incompatibile con la sua riduzione a un pacco che si sposta da una struttura all’altra, da un luogo all’altro, per rispondere ai bisogni normativi.
Ritengo invece che per le strutture riabilitative debba essere necessariamente previsto un termine di permanenza, un tempo anche lungo e anche rinnovabile, ma che preveda comunque un inizio e una fine, dopo la quale ci sia comunque una garanzia di assistenza: questo per evitare che la cronicità della presa in carico in strutture riabilitative possa incentivare la cronicità psicopatologica del paziente, nel momento in cui si perde o si diluisce troppo la tensione, emotiva, intellettiva e affettiva, per il raggiungimento di un obiettivo.
L’impegno che prendo, sicuramente supportato anche questa volta, come sedici mesi fa, dai colleghi, e contando sulla disponibilità del nuovo Assessore, è di chiedere che vengano rivisti gli appesantimenti normativi, che ci sia più attenzione alla realtà delle cose e che si evitino così quei rischi ben espressi nell’articolo di Ceresoli. E chi la dura la vince!
Molto cordialmente
Carlo Saffioti
Consigliere Regionale di Forza Italia
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